Nicola De Matteo è nato a Palese, un borgo a nord di Bari sospeso tra le rive del mare e la campagna punteggiata di ulivi secolari. Ha scritto due testi teatrali ed ha pubblicato sedici libri di cui otto  sillogi con editori diversi.  In Serbia, nel 2010, è stato pubblicato  "Scrivo ancora versi", testo in cirillico con traduzione in italiano di Dragan Mraovic. Ha vinto diversi concorsi letterari nazionali ed è presente in alcune antologie pubblicate in Serbia, Italia e Romania.


Un'aletta firmata accompagna questa nuova opera poetica di Nicola De Matteo, a firmarla è Daniele Maria Pegorari, Professore associato di Letteratura italiana contemporanea dell'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Riportiamo di seguito, per un maggior approfondimento, il testo:

 

Il morso della murena è la vita che non si accontenta delle condizioni date una volta per tutte; è la volontà di non morire di nostalgia, per poter rinascere con le speranze; è la fiducia di poter ancora lasciare un segno nella carne viva della realtà; è la spontaneità delle anime che non conoscono calcoli e opportunismi; è il calore della passione che contrasta il gelo delle assenze; è la parola che consola per le disillusioni subite. Questa raccolta di Nicola De Matteo si muove tutta fra gli estremi del ‘nulla’ che incombe e della ‘realtà’ che protesta la propria sensatezza e lo fa con una varietà di timbri e di ritmi che è forse il tratto peculiare di questa scrittura. È come se tre fili diversi si intrecciassero in un disegno comune, pur conservando il proprio colore. Il primo filo è quello narrativo, prevalentemente caratterizzato da un verso lungo, da un ritmo lento e pacato, che vuol raccontare luoghi e persone chiaramente individuabili (talvolta persino nominate); è il poeta stesso che dichiara il bisogno di «scrivere racconti», di «cominciare a narrare con naturalezza / descrivendo i luoghi fatti di parole e sale». Il secondo filo è quello introspettivo, con un ritmo che si spezza per lasciare spazio alla pausa, necessaria all’ascolto delle proprie mozioni interiori (e qui la scrittura si apparenta alla tradizione novecentista del frammento pieno di effetto); è il caso dei toni più misteriosi che connotano «un luogo di presenza e assenze /

dove si giunge con sandali e sneakers […] / ed anche la luna ha voglia di giocare / con le rare nuvole all’orizzonte». Infine, il terzo filo è quello più sentimentale, minimale, spesso dedicato ai ricordi familiari e alla descrizione di un mondo che non c’è più, ma resiste fra i profumi di mentuccia, cannella e scorze di mandorle e agrumi gettate nel braciere (in questi casi rivive una buona tradizione di lirica meridionale); e allora sarà memorabile «la nonna della casa accanto», personificazione di una «povertà gentile», che si aggira come «una falena» nel buio dei suoi anni stanchi e dignitosi. Microstorie di cui il poeta ascolta il brusio profondo, racconti di carezze e cicatrici che si traducono in un canto gentile.

 

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Il morso della murena, Nicola De Matteo (novità 2018)

ISBN 978 88 99823 23 8 

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